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domenica 12 marzo 2017

Turismo Culturale: tradizione e danza popolare Castrovillarese. Ne parla Maurizio Campolongo


Turismo Culturale: tradizione e danza popolare Castrovillarese. Ne parla Maurizio Campolongo


Turismo Culturale
Turismo Culturale, tradizione e danza popolare, una sfaccettatura interessante dei territori, ancor di più se la località considerata è Castrovillari un borgo ai piedi del Parco Nazionale del Pollino, in provincia di Cosenza, dalle tradizioni popolari radicate e forti.
Le danze folk in questo paese, hanno radici antiche, tali da non essere sottovalutate come elemento interessante per forme di Turismo Culturale ove far rientrare non solo l'arte, la storia, ma anche i balli folkloristici, come tradizioni simbolo di un vissuto antico che persiste e resiste nel tempo, tramandandosi di generazione in generazione.

Durante lo studio di analisi sulle diverse forme di turismo praticabili nell'area del Parco, mi sono chiesta, quali fossero i principali attrattori della zona, e fra questi mi è parso fondamentale dare peso alle danze popolari come attrattore anche di un Turismo Culturale. Analizzando questi aspetti ho voluto chiedere a chi vive di questa passione cosa sia realmente la tradizione popolare, come è stato vivere il Folklore, ecco, che ho intervistato una persona che ha voluto espormi i suoi pensieri a riguardo.

Maurizio Campolongo ragazzo castrovillarese, mi ha raccontato del suo legame con la tradizione, con il territorio, la passione per il ballo popolare e per il gruppo folklorico, infine un pensiero su qualcosa che vorrebbe fare per conservare e promuovere le tradizioni tipiche del  paese, oppure qualcosa che ritenesse utile per il rilancio di questa cittadina.

Maurizio Campolongo si racconta.

"Parlare del Gruppo Folklorico , dell'amore verso le tradizioni, lo spirito di gruppo , la bellezza di scoprire altre realtà, altre tradizioni, non è semplice, non lo è perché esprimere una vita in poche righe è talmente difficile , ma cercherò di rendere l'idea.
Nasce personalmente  tutto circa 35 anni fa, quando nella splendida era della totale assenza di tecnologia, internet computer telefonini e social, ammirare le sfilate di Carnevale con i gruppi esteri, ti faceva entrare nel mondo dei paesi fuori nazione al di la del cinema o della televisione, probabilmente ci si avvicinava al gruppo anche per questo, non era semplice come oggi andare all'estero , viaggiare e scoprire nuovi posti.
Personalmente entro ufficialmente nel gruppo nel Dicembre del 1984, in quello che era la preparazione per il carnevale 1985, da lì iniziò una vita diversa, un mondo diverso, ricordo le ricerche tra gli anziani in quel che era la vera scuola delle tradizioni popolari , i racconti , le storie , le foto di un mondo che nostro malgrado ci stava abbandonando, i racconti diventavano virali, la cultura e le tradizioni iniziavano a circolare nel corpo, tutto veniva trasportato scenicamente, tutto veniva raccontato con rispetto e divertimento, poi bastava un attimo, guardarsi bene intorno, e, con un pò di attenzione ci si rendeva conto che in tutte le famiglie si ha qualcuno che direttamente o indirettamente ha partecipato o ha fatto parte anche solo per poco tempo del Gruppo Folklorico, e che  in quasi tutta la provincia di Cosenza , tutte le realtà folkloriche  attingevano a questo enorme pozzo di cultura che e' il folklore Castrovillarese.
Certo raccontare in poche righe una vita data al Folklore è impossibile, ma ci sono dei ricordi enormi che galleggiano perennemente nella memoria di chi come me fa parte del Gruppo, cito qualche esempio, come visitare Belgrado appena prima della guerra dei Balcani, con quel triste pensiero degli anni successivi nel ricordare quegli amici, quei momenti, l'aver cantato la messa per il Giubileo del 2000 a pochi metri dal Papa con mezzo milione di persone in piazza S.Pietro, l'aver gioito per essere ufficialmente il Gruppo dei 150 anni dell'unità d'Italia... 
Potrei continuare, ma quello che ti rimane dentro è girare il mondo ed osservare quella luce negli occhi di chi per necessità ha lasciato la sua terra, o suoi cari. 
Ricordo ancora a Buenos Aires nel 1995 quando trovammo delle famiglie di Castrovillari mai tornate a casa da più di 40 anni, e lì è difficile spiegarlo, si entra in un immaginario copione di un film che solo chi l'ha vissuto può ricordarne la trama  emozionandosi ogni volta come in quel momento, succede sempre, in ogni posto , in ogni luogo per quanto lontano sia...
Oggi è passato tanto tempo, tanti amici, gioie, dolori, emozioni, soddisfazioni, ma c'è qualcosa che nostro malgrado non siamo riusciti a fare, colpa un pò di tutti, di chi non crede nel nostro territorio, di chi fa folklore solo per divertimento, e di chi guarda questo enorme e prezioso mondo che abbiamo a Castrovillari solo per fare business...
Mi piacerebbe vedere finalmente che noi tutti potessimo dare finalmente degno interesse al folklore Castrovillarese, c'è tanto ma davvero tanto che potrebbe essere fatto, dal museo del vestito tradizionale, alla scuola di sartoria visto che il nostro vestito di Pacchiana è protagonista per bellezza , importanza, e peculiarità per il suo modo di essere cucito e ricamato a sbalzo,  da sempre un esempio di rara bellezza sia in Italia che all'estero, una casa della cultura con corsi di danza tradizionale, corsi di musica per chitarra battente, zampogna , ecc..
Insomma mi piacerebbe che questa città si vestisse da " CITTA DEL FOLKLORE"
ma questa forse visto il nostro modo di viverla e rispettarla resterà un utopia.
Mi auguro di no!"
Maurizio Campolongo

Ammirevole il pensiero di Maurizio, mi rimane impressa l'utopia o il sogno prima citati, suggestivo il racconto degli anni trascorsi tra balli, sfilate di carnevale e viaggi nel mondo alla riscoperta di tradizioni e culture straniere. 
Reputo sia fondamentale sperare ma soprattutto credere che tutto si può fare per divulgare, promuovere e far crescere sempre più la tradizione folkloristica nel paese di Castrovillari, le menti giuste e le braccia adatte possono adoperarsi per la realizzazione di progetti divulgativi culturali legati alla tradizione tipica del paese. 
Sostengo con forza, che le danze popolari siano un bagaglio che ci è stato tramandato e che in virtù di ciò possono far parte di forme tipiche di offerta che potrebbero arricchire il Turismo Culturale nella zona, potrebbero addirittura essere un punto di partenza e di rilancio del territorio.

Ringrazio Maurizio per il suo racconto, utile e interessante, uno spunto per mobilitare le menti di quest'area verso direzioni nuove di sviluppo e di crescita locale.

M.Milione

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